Windows 10: Microsoft estende gli aggiornamenti ESU gratuiti fino al 2027

26 giugno 2027

La copertura di sicurezza per i privati slitta dal 12 ottobre 2026 al 12 ottobre 2027, con passaggio automatico per chi è già iscritto.

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Microsoft ha esteso di un anno il programma gratuito di Extended Security Updates (ESU) per gli utenti consumer di Windows 10. La copertura, prevista in origine fino al 12 ottobre 2026, si protrae ora al 12 ottobre 2027. Chi è già iscritto passa alla nuova scadenza in automatico, senza dover fare nulla.

Il cambiamento è arrivato senza annuncio formale. Niente comunicati né eventi: la novità è comparsa con una modifica alla pagina di supporto ESU e con una “nota dell’editore” in un post sul Windows Experience Blog, datato 25 giugno 2026. Una scelta discreta, pensata per dare più tempo agli utenti senza alimentare discussioni.

Interpellata da BleepingComputer, Microsoft ha spiegato che la decisione riflette “il nostro impegno costante nell’aiutare i clienti a restare al sicuro durante la transizione”. L’anno extra, aggiunge l’azienda, offre “più tempo e flessibilità per trovare il PC migliore per le proprie esigenze, mantenendoli protetti”.

Come iscriversi resta invariato #

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Le modalità di adesione non cambiano. Ci si iscrive gratis sincronizzando le impostazioni del PC con un account Microsoft tramite Windows Backup, riscattando 1.000 punti Microsoft Rewards, oppure con un pagamento una tantum di 30 dollari. In Europa l’iscrizione è gratuita semplicemente accedendo con un account Microsoft, una concessione fatta dopo le pressioni delle associazioni dei consumatori. Una singola licenza ESU copre fino a 10 dispositivi legati allo stesso account.

Il programma vale solo per i dispositivi personali. I sistemi aggiunti a un dominio Active Directory o a Microsoft Entra, o gestiti tramite MDM, sono controllati dalle aziende e quindi esclusi. Restano idonei i PC personali solo registrati su Entra, ad esempio quelli con un account di lavoro aggiunto a una macchina privata.

Perché Windows 10 resiste #

La migrazione procede: Windows 11 ha raggiunto circa il 73% della quota desktop, contro il 26% di Windows 10. Restano però i casi difficili. Circa 400 milioni di PC attivi non possono aggiornare ufficialmente a Windows 11 perché l’hardware non soddisfa i requisiti di TPM 2.0, Secure Boot o processore supportato.

Per questi utenti la scelta è tra restare su un sistema non supportato o cambiare hardware. Ma la carenza di memoria legata all’IA rende il rinnovo carissimo. I prezzi contrattuali della DRAM sono circa raddoppiati da inizio dello scorso anno, con Samsung, SK Hynix e Micron che dirottano capacità produttiva verso la memoria HBM per gli acceleratori IA. IDC prevede rincari del 10-20% su PC, tablet e smartphone entro fine 2026.

Fonte: Tom’s Hardware, Ars Technica, Microsoft