No, Intel non ha provato a brevettare un’architettura di AMD

10 aprile 2022

Nell’ultima settimana un brevetto di Intel ha causato delle incomprensioni, portando alcuni a pensare che Intel stesse provando a brevettare l’architettura Zen di AMD.

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Attualmente i brevetti attivi in tutto il mondo sono milioni, con decine di migliaia che se ne aggiungono di anno in anno. Molte aziende si sono spesso cimentate nella pratica del “patent trolling”, che solitamente include l’emissione di brevetti su processi, tecnologie o prodotti senza basi di ricerca e che non verranno mai prodotti dalle aziende stesse; vengono registrati al solo fine di impedire che la concorrenza ne possa fare uso, oppure per cercare di far applicare leggi sulla proprietà intellettuale a proprio vantaggio.

Non è questo il caso di un brevetto di Intel, originariamente depositato nel 2018 e pubblicato ad inizio aprile 2022, che ha fatto molto parlare di sé nella sfera tech di Twitter e Reddit in questa ultima settimana. In seguito ad un post dell’utente Twitter @Underfox3, infatti, in molti hanno pensato che Intel avesse intenzione di brevettare l’architettura Zen di AMD, risalente al 2016 ed ovviamente già brevettata, poiché i dettagli della stessa sono presenti nel documento citato poc’anzi.
Nel brevetto, lungo ben 122 pagine, vengono riportati schemi di funzionamento di Zen, cosa che può sicuramente sembrare strana visto che si sta parlando di un documento depositato da Intel. Sempre all’interno dello stesso sono stati trovati riferimenti ad un articolo di AnandTech scritto dal dottor Ian Cutress; lui stesso ha riportato la notizia per smentire queste voci, notando tra l’altro come alcune parti del brevetto riportassero addirittura interi passaggi del suo articolo sull’architettura Zen.

Nel video il dr. Cutress spiega, appunto, come questo brevetto non abbia nulla a che vedere con l’architettura Zen, bensì contiene un metodo di azzeramento della cache che dovrebbe essere presente anche nei futuri core Ocean Cove. La sovrascrittura di zero nella cache è una tecnica usata per aumentare la sicurezza lato hardware, in modo da non lasciare dati in memoria sfruttabili da cosiddetti side-channel attack, come ad esempio Spectre e Meltdown.

Dell’intero documento, solo una decina di pagine trattano effettivamente del brevetto di Intel: il resto (oltre cento pagine) sembra essere più simile ad un lungo articolo sul generale funzionamento di una CPU, che il dr. Cutress paragona al “progetto estivo di uno stagista” a causa della struttura e dei contenuti molto vaghi.
Non si sa perché siano stati utilizzati schemi ed informazioni di Zen, ma potrebbe avere a che fare con la pratica comune di usare informazioni pubbliche relative a tecnologia già diffusa e di grande rilevanza, come riportato dalla stessa Intel. In alternativa potrebbe trattarsi di semplice superficialità dei relatori, che potrebbero aver trovato più semplice trovare e riportare informazioni generali di Zen, come ad esempio il suddetto articolo su AnandTech. Può accadere, infatti, che la comunicazione interna in aziende così grandi sia molto peggiore di quanto ci si possa aspettare.

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Ma allora come mai i tweet iniziali hanno avuto così tanta eco, se nel brevetto è esplicito che non ci sia alcun tentativo di furto di proprietà intellettuale? In seguito a questa faccenda, @Underfox3 ha pubblicato degli aggiornamenti sul suo profilo, affermando che il tutto fosse un suo piccolo esperimento sociale pensato per aiutare un suo amico che si occupa di teoria dell’informazione. L’idea di base era quella di vedere come anche un’informazione in ambito tecnologico, fornita senza un valido contesto, potesse diffondersi ed essere male interpretata.

Non tutti credono alla sua versione, ma sicuramente questa situazione è stata una conferma di come le informazioni parziali o errate possano diffondersi velocemente anche in campi tecnici, visto che in pochissimi vanno effettivamente a verificare i dati alla fonte.