Sony ha ucciso il formato fisico? La colpa è dei giocatori

Oggi alle 11:56

La decisione del colosso nipponico di interrompere la produzione dei giochi PlayStation su disco a partire da gennaio 2028 continua a far discutere, ma secondo alcuni analisti la responsabilità non sarebbe soltanto dell'azienda. A pesare sarebbero soprattutto le abitudini di acquisto dei giocatori, sempre più orientati verso il digitale.

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L’analista finanziario Robin Zhu, intervistato dal Financial Times, sostiene che se gli utenti avessero continuato ad acquistare più copie fisiche, Sony non avrebbe avuto motivi per abbandonare questo formato. Negli ultimi anni, infatti, le vendite digitali sono cresciute fino a rappresentare circa l’85% del totale, rendendo sempre meno conveniente produrre, distribuire e vendere copie su disco.

I numeri confermano questa tendenza. Nell’anno fiscale 2017 Sony aveva distribuito circa 168 milioni di giochi fisici, mentre nel 2025 il dato è sceso a circa 70 milioni. Parallelamente, il digitale è diventato sempre più redditizio grazie all’eliminazione dei costi di produzione, logistica e dei margini riconosciuti ai rivenditori.

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La scelta dell’azienda continua però a dividere la community. Da una parte c’è chi apprezza la comodità del download immediato, dall’altra collezionisti e sostenitori della conservazione dei videogiochi temono che la scomparsa dei supporti fisici possa ridurre ulteriormente il controllo degli utenti sui prodotti acquistati, oltre a rendere più difficile preservare i giochi nel lungo periodo. Anche diverse testate ed associazioni di settore hanno espresso preoccupazione per l’impatto che questa transizione potrebbe avere sulla proprietà digitale e sulla conservazione del patrimonio videoludico.

In definitiva, la decisione di Sony appare come il risultato di un cambiamento che il mercato stava già indicando da tempo: il passaggio al digitale non è stato semplicemente imposto dall’alto, ma è stato incentivato anche dalle scelte d’acquisto dei consumatori.

Fonte: TweakTown